venerdì 10 settembre 2010
CALENDARIO CPI
Produzione: Spazio Lacerba -Casapound Arezzo. Il calendario sarà disponibile alla tre giorni di Casapound. Prenotatelo alla mail spaziolacerba@yahoo.it
Il prezzo è di 10,00 euro.
mercoledì 8 settembre 2010
IL CAPITANO
"Percorri soltanto le vie indicate dall’onore. Lotta e non essere mai vile. Lascia agli altri le vie dell’infamia: Piuttosto che vincere per mezzo di un’infamia, meglio cadere lottando sulla strada dell’onore"
chi avrà pronunciato questa frase, ve lo starete chiedendo in molti.
Il nome Codreanu vi dice nulla? Probabilmente niente, ma andiamo a conoscere meglio la storia di questo giovane eroe:
Nel 1922 si trova in Germania, come studente nelle Università di Berlino e di Jena. Qui matura una profonda avversione per i principi democratici dell'allora Repubblica di Weimar. Tornato in patria l'anno seguente, fonda con Cuza la Lega per la Difesa Cristiano-Nazionale. Si tratta di una formazione ben più battagliera della precedente GNC, che tenta l'assassinio del politico Bratianu, poi fallito per un tradimento interno al gruppo stesso. Per il tentato omicidio, Codreanu sarà imprigionato a Bucarest nel ottobre 1923.
chi avrà pronunciato questa frase, ve lo starete chiedendo in molti.
Il nome Codreanu vi dice nulla? Probabilmente niente, ma andiamo a conoscere meglio la storia di questo giovane eroe:
Fin dalla giovinezza manifesta grande interesse per la causa nazionale. Nel 1916, con l'entrata della Romania nel primo conflitto mondiale, tenta l'arruolamento pur non avendo ancora raggiunto l'età per la coscrizione. Il fallimento del tentativo, unito all'uscita anzitempo dal conflitto dello stato balcanico e alle conseguenti pesanti condizioni imposte dal trattato di Bucarest, ne accresceranno a dismisura i sentimenti nazionalisti, indirizzati soprattutto contro la pressione della vicinarivoluzione bolscevica e le comunità ebraiche della Moldavia. Una volta iscrittosi all'università della città natale, alla facoltà di legge, comincia la carriera politica. Frequenta dapprima Alexandru Cuza, fervente nazionalista, e di lì a poco fonderà con un elettricista la Garda Conştiinţei Naţionale (Guardia della Coscienza Nazionale).
I trascorsi in carcere lo allontano sempre più da Alexandru Cuza. È in questo periodo che svilupperà l'idea di creare la Legione dell'Arcangelo Michele (per un'icona religiosa presente nella sua cella), un organismo paramilitare, in contrasto con l'altro alleato, cui rimarrà la vecchia organizzazione. Al termine del confino tra le sbarre riprende quindi intensamente l'attività politica, caricata di un forte misticismo e di altri scontri con le forze politiche al governo, che gli sono causa di un nuovo arresto nel 1924, nella sua stessa Iasi.
L'arresto lo spinge a una seconda fuga nel 1926, questa volta in Francia. Tornato in Romania l'anno successivo, si candida nella città di Focsani, senza però risultati apprezzabili. Decide allora una drastica reimpostazione dell'azione di propaganda: si muove per le zone rurali più profonde del paese, facendo leva sui principi del cristianesimo ortodosso e sui sentimenti antisemiti di moltissimi contadini. Quando si fanno sentire gli effetti della Grande depressione, alla fine del decennio, il successo di Codreanu cresce ulteriormente.
A favorirne il successo, la denuncia della corruzione diffusa tra i politici e gli aiuti costanti ai ceti più disagiati lo fanno diventare un eroe popolare. I gruppi di potere, al contrario, lo guardano con ostilità e sospetto sempre maggiori, sentimenti che culmineranno con l'ascesa al potere in Germania di Adolf Hitler. Ai tentativi di ridimensionamento da parte dei primi rispondono le rappresaglie della Guardia di Ferro (questo il nuovo nome della Legione).
Codreanu obbedisce prontamente all'ordine ma si ripresenta pochi mesi dopo con un gruppo chiamato Totul Pentru Tara (Tutto per la patria).
Nelle elezioni del 1937 vince il Partito Agrario Nazionale appoggiato dal re Carol II, senza però scalzare del tutto la TPT e la vecchia Lega di Alexandru Cuza, che competono nella proposta delcorporativismo.
Il re aspetta l'opportunità per ribaltare l'assetto del potere, premeditanto di distruggere la Guardia di Ferro ed assassinare lo stesso Codreanu, dopo averne rilanciato alcuni dei suoi stessi propositi per ottenere maggior consenso popolare. Il piano viene messo in pratica solo quando appare certo che la Germania di Hitler non sarebbe intervenuta con alcuna ritorsione armata nella politica interna rumena. Viene promulgata una nuova costituzione e migliaia di legionari in tutta la Romania vengono perseguitati. La repressione diventa sempre più spietata e le incarcerazioni di massa. Codreanu stesso viene imprigionato e, in seguito a processo sommario, condannato ad una lunghissima detenzione con la strumentale accusa di aver tradito la propria patria in favore di non meglio specificate potenze straniere.
Durante i giorni di prigionia Codreanu tiene un diario, che sarà pubblicato dopo la sua morte.
| « Fede e Amore, non le ho perdute, ma sento che a un tratto si è disseccato il filo della speranza. Sono 60 giorni che dormo vestito sul tavolato e su questa stuoia, 60 giorni e 60 notti che le mie ossa succhiano, come una carta assorbente, l'umidità che trasuda dalle pareti e dal pavimento. » | |
Codreanu verrà ucciso il 30 novembre di quell'anno insieme ad altri 13 legionari. Secondo la versione ufficiale diramata dalle forze governative, la sua uccisione avviene in seguito ad un tentativo di fuga collettivo messo in atto durante il tragitto di trasferimento verso un altro penitenziario. Le ricostruzioni successive e varie testimonianze ( tra cui quelle di alcuni secondini autori degli omicidi ) appurano invece che si tratta di una strage premeditata organizzata dalle forze governative. I 14 detenuti vengono infatti strangolati contemporaneamente da altrettante guardie carcerarie durante il tragitto di trasferimento. Il corpo di Codreanu e quelli dei suoi legionari sono quindi sfigurati in viso con sostanze acide e poi occultati in una fossa comune scavata in aperta campagna.
JVB
In ogni guerra, la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire; ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore. Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà. La resa ed il tradimento bollano per secoli un popolo davanti al mondo.All'otto settembre, al comunicato di Badoglio, piansi. Piansi e non ho mai più pianto. E adesso, oggi, domani, potranno esserci i comunisti, potranno mandarmi in Siberia, potranno fucilare metà degli Italiani, non piangerò più. Perché quello che c'era da soffrire per ciò che l'Italia avrebbe vissuto come suo avvenire, io l'ho sofferto allora. Quel giorno io ho visto il dramma che cominciava per questa nostra disgraziata nazione che non aveva più amici, non aveva più alleati, non aveva più l'onore ed era additata al disprezzo di tutto il mondo per essere incapace di battersi anche nella situazione avversa-
Anch'io, in quei giorni del settembre 1943, fui chiamato ad una scelta. E decisi la mia scelta. Non me ne sono mai pentito. Anzi, quella scelta segna nella mia vita il punto culminante, del quale vado più fiero. E nel momento della scelta, ho deciso di giocare la partita più difficile, la più dura, la più ingrata. La partita che non mi avrebbe aperto nessuna strada ai valori materiali, terreni, ma mi avrebbe dato un carattere di spiritualità e di pulizia morale al quale nessuna altra strada avrebbe potuto portarmi.(Principe Junio Valerio Borghese)
Un calcio che ormai è morto
CoppaIntercontinentale
1969:ESTUDIANTES-MILAN
Il 22 ottobre 1969 il Milan esce dal sottopassaggio per entrare sul campo della Bombonera di Buenos Aires per affrontare l'Estudiantes di La Plata nella partita di ritorno della Coppa Intercontinentale. Gli ultimi metri non sono protetti e appena i primi giocatori sbucano fuori, su di loro viene rovesciato del caffè bollente.
Comincia così una delle più violente partite della storia del calcio, una selvaggia caccia all'uomo che si concluse addirittura con l'arresto di Combin.
1969:ESTUDIANTES-MILAN
Il 22 ottobre 1969 il Milan esce dal sottopassaggio per entrare sul campo della Bombonera di Buenos Aires per affrontare l'Estudiantes di La Plata nella partita di ritorno della Coppa Intercontinentale. Gli ultimi metri non sono protetti e appena i primi giocatori sbucano fuori, su di loro viene rovesciato del caffè bollente.
Comincia così una delle più violente partite della storia del calcio, una selvaggia caccia all'uomo che si concluse addirittura con l'arresto di Combin.
L'intimidazione ambientale, l'acquiescenza arbitrale, la mancanza di ogni sicurezza furono tali che la Coppa di fatto morì lì, negli anni seguenti le squadre europee rifiutarono di giocare in quel clima, favorito anche dal fatto che questo titolo non era riconosciuto ufficialmente dalla Fifa.
E per il Milan fu la prima vittoria, avrebbe spettato vent'anni per il secondo successo, in quella che ormai era la Coppa Toyota.
L'andata si era giocata a San Siro l'8 ottobre. Il dominio rossonero era stato totale, 3-0 con doppietta di Sormani e in mezzo una rete di Combin.
«Ma il problema fu proprio Combin» racconta Giovanni Lodetti, che vanta di avere giocato tutte e cinque le finali, le tre contro il Santos di Pelè e Pepe nel '63 e le due contro gli argentini.
«Parlammo con alcuni giornalisti e giocatori. Ci dissero che lo consideravano un disertore». Combin era argentino di nascita ma naturalizzato francese, per di più aveva osato anche segnare. Al ritorno gliel'avrebbero fatta pagare.
E per il Milan fu la prima vittoria, avrebbe spettato vent'anni per il secondo successo, in quella che ormai era la Coppa Toyota.
L'andata si era giocata a San Siro l'8 ottobre. Il dominio rossonero era stato totale, 3-0 con doppietta di Sormani e in mezzo una rete di Combin.
«Ma il problema fu proprio Combin» racconta Giovanni Lodetti, che vanta di avere giocato tutte e cinque le finali, le tre contro il Santos di Pelè e Pepe nel '63 e le due contro gli argentini.
«Parlammo con alcuni giornalisti e giocatori. Ci dissero che lo consideravano un disertore». Combin era argentino di nascita ma naturalizzato francese, per di più aveva osato anche segnare. Al ritorno gliel'avrebbero fatta pagare.
La rimonta per gli argentini è difficile.
Il regolamento variava, all'inizio della Coppa si arrivava alla bella in caso di una vittoria a testa, ma poi era stato introdotta la differenza reti. Nel '63 il Milan aveva vinto 4-2 in casa, poi perso 4-2 a Rio de Janiero, la bella fu nella stessa Rio (prima stranezza) con lo stesso arbitro (seconda stranezza).
Fu 1-0 per i brasiliani, con un'espulsione inventata diMaldini e un rigore inventato. Un precedente significativo. L'Estudiantes non ha voluto giocare nel grande e dispersivo stadio Monumental del River Plate ma nella Bombonera del Boca Juniors.
Bagnati di caffè i milanisti sono al centro del campo schierati per la foto.
E mentre i mettono uno accanto all'altro, chi in piedi e chi in ginocchio, ecco che entrano quelli dell'Estudiantes.
Hanno un pallone a testa e inventano una strana maniera per il riscaldamento: prendono a pallate i milanisti impettiti.
Il regolamento variava, all'inizio della Coppa si arrivava alla bella in caso di una vittoria a testa, ma poi era stato introdotta la differenza reti. Nel '63 il Milan aveva vinto 4-2 in casa, poi perso 4-2 a Rio de Janiero, la bella fu nella stessa Rio (prima stranezza) con lo stesso arbitro (seconda stranezza).
Fu 1-0 per i brasiliani, con un'espulsione inventata diMaldini e un rigore inventato. Un precedente significativo. L'Estudiantes non ha voluto giocare nel grande e dispersivo stadio Monumental del River Plate ma nella Bombonera del Boca Juniors.
Bagnati di caffè i milanisti sono al centro del campo schierati per la foto.
E mentre i mettono uno accanto all'altro, chi in piedi e chi in ginocchio, ecco che entrano quelli dell'Estudiantes.
Hanno un pallone a testa e inventano una strana maniera per il riscaldamento: prendono a pallate i milanisti impettiti.
L'Estudiantes è un fenomeno di quegli anni, la squadra di una piccola città che arriva a dominare il calcio sudamericano, è come un Chievo che arrivi in finale di Champions League. Ci sono buoni giocatori, tra i quali Carlos Bilardo, futuro ct dell' Argentina mondiale, e Juan Ramon Veron, il padre di Sebastian. Ma gli altri sono dei picchiatori.
Ricorda Lodetti. «La partita è stata tutta così, quando avevi il pallone arrivava qualcuno e ti spaccava. L'arbitro, un cileno, se ne fregava bellamente. Ci fu un terzino che falciò Prati, poi arrivò il portiere Poletti e gli mollò un calcio nella schiena. Prati dovette uscire dal campo».
Ricorda Lodetti. «La partita è stata tutta così, quando avevi il pallone arrivava qualcuno e ti spaccava. L'arbitro, un cileno, se ne fregava bellamente. Ci fu un terzino che falciò Prati, poi arrivò il portiere Poletti e gli mollò un calcio nella schiena. Prati dovette uscire dal campo».
Il Milan ha già segnato con Rivera in un'azione di contropiede, una fuga saltando il difensore e poi anche scartando il portiere, che era più forte come picchiatore che come portiere.
L'Estudiantes ribalta subito il punteggio conConigliaro e Suarez, ma il Milan è comunque abbastanza tranquillo dato il punteggio dell'andata. C'è solo da salvare la pelle.
Nella ripresa, se non è possibile vincere la Coppa, è possibile punire il disertore Combin.
Il giustiziere è ancora Poletti, che sferra un cazzotto devastante al francese, che esce dal campo con la faccia sanguinante, spaccati il naso e lo zigomo.
Ma non se la cava con così poco. A fine partita arrivano quattro poliziotti con una macchina e se lo portano via. Arrestato.
« Forse fu una leggerezza portarlo anche al ritorno. Avevamo un tale vantaggio dopo la partita d'andata...» dice Lodetti.
Lo scandalo comunque fu tale che in seguito Poletti fu radiato dalla sua Federazione.
L'Estudiantes ribalta subito il punteggio conConigliaro e Suarez, ma il Milan è comunque abbastanza tranquillo dato il punteggio dell'andata. C'è solo da salvare la pelle.
Nella ripresa, se non è possibile vincere la Coppa, è possibile punire il disertore Combin.
Il giustiziere è ancora Poletti, che sferra un cazzotto devastante al francese, che esce dal campo con la faccia sanguinante, spaccati il naso e lo zigomo.
Ma non se la cava con così poco. A fine partita arrivano quattro poliziotti con una macchina e se lo portano via. Arrestato.
« Forse fu una leggerezza portarlo anche al ritorno. Avevamo un tale vantaggio dopo la partita d'andata...» dice Lodetti.
Lo scandalo comunque fu tale che in seguito Poletti fu radiato dalla sua Federazione.
Lodetti fu uno di quelli che scampò al massacro. «Mi presi solo un cazzotto alla schiena a fine partita, non so neanche da chi, quando mi abbracciai a Fogli, felici. Eravamo i due centrali di centrocampo, ci eravamo fatti un mazzo così...».
Il Milan si prende la Coppa e va all' aeroporto. Sono passate un paio d' ore e di Combin nessuna traccia. A quel punto la squadra, Rocco in testa, è compatta: senza di lui non si parte. Si mette in moto la diplomazia, ci sono contatti tra le due ambasciate, gli argentini vogliono trattenere Combin per mandarlo a fare il militare.
Finalmente la situazione si sblocca, il centravanti appare all'imbarco, l'aereo può decollare.
«E tutti insieme, appena in volo, facemmo il gesto dell' ombrello verso l'Argentina».
La Coppa Intercontinentale finisce così, ormai è diventata una guerra tra due paesi.
«Certo il fascino delle due gare era superiore...» dice Lodetti.
Nel '75 e '78 neanche ci fu, nessuno volle giocarla. La salvarono dall'80 i giapponesi.
Il Milan si prende la Coppa e va all' aeroporto. Sono passate un paio d' ore e di Combin nessuna traccia. A quel punto la squadra, Rocco in testa, è compatta: senza di lui non si parte. Si mette in moto la diplomazia, ci sono contatti tra le due ambasciate, gli argentini vogliono trattenere Combin per mandarlo a fare il militare.
Finalmente la situazione si sblocca, il centravanti appare all'imbarco, l'aereo può decollare.
«E tutti insieme, appena in volo, facemmo il gesto dell' ombrello verso l'Argentina».
La Coppa Intercontinentale finisce così, ormai è diventata una guerra tra due paesi.
«Certo il fascino delle due gare era superiore...» dice Lodetti.
Nel '75 e '78 neanche ci fu, nessuno volle giocarla. La salvarono dall'80 i giapponesi.
lacrime ed emozione..
MILITIA
Scritto principalmente durante la guerra, mentre Degrelle combatteva in russia, nei rari momenti in cui poteva permettersi di scrivere, con fogli sparsi e rimessi insieme successivamente, memorie, che hanno dato vita al "corpo" di questo libro
Il fuoco, invece, ha fiamme diverse: si alza, si abbassa, rinasce, si avventa. Questo libro è di fuoco, con le esaltazioni del fuoco, gli eccessi del fuoco. Se almeno potessero trovare vicino a lui conforto e vigore, come li si trova nel meditare alla sera, presso ad un gran fuoco di legna quasi silenzioso. Le vibrazioni della sua vita potente penetrano; e si irradiano; e si raccolgono. Esse si offrono completamente, si abbandonano totalmente. Il dono, il vero dono è così: L'annientarsi sino all'ultima favilla. Qui, nel mio caso particolare, si tratta soltanto di un fuoco morto. La mia vita si è schiantata in abissi è stata sommersa dalle onde di fondo che hanno ricoperto tutto. Ma io voglio credere, malgrado tutto, che queste tensioni animarono le azioni di un uomo già morto agli occhi della maggioranza degli uomini - pur quando egli ha la disgrazia di vivere ancora per sè - potranno ancora raggiungere spiritualmente, qua e là nel mondo, dei cuori ansiosi..
Ricordo tre parole che un giorno avevo decifrato su una tomba di marmo nero giù a Damme in Fiandra, dentro una chiesa della mia patria perduta: ETSI MORTUUS URIT.. "Seppur morto, egli arde.."
Possano queste pagine, ultimo fuoco di quel che io fui, ardere ancora un momento, riscaldare ancora un istante le anime possedute dalla passione di donarsi e di credere: Di credere malgrado tutto, malgrado la disinvoltura dei corrotti e dei cinici, malgrado il triste gusto amaro che ci lasciano nell'anima il ricordo delle nostre colpe, la coscienza della nostra miseria e l'immenso campo di rovine morali di un mondo che, sicuro di non aver più bisogno di salvezza, da questo trae motivi di gloria, ma deve lo stesso essere salvato. Deve più che mai essere salvato.
La felicità addormenta l'ideale. Niente lo risveglia meglio che la sferza della vita dura: Essa ci permette di cogliere la profondità dei doveri da compiere, della missione di cui occorre essere degni.
Il resto non conta, la salute non ha alcuna importanza. Non si è sulla terra per mangiare in orario, dormire a tempo opportuno, vivere cent'anni o oltre.
Tutto questo è vano e sciocco.
Una sola cosa conta: Avere una vita valida, affinare la propria anima, aver cura di essa in ogni momento, sorvegliarne le debolezze ed esaltarne le tensioni, servire gli altri, spargere attorno a sè felicità e affetto, offrire il braccio al prossimo per elevarsi tutti aiutandosi l'un l'altro. Compiuti questi doveri che significato ha morire a trenta o a cento anni, sentir battere la febbre nelle ore in cui la bestia umana urla allo stremo degli sforzi?
Che si rialzi! Malgrado tutto! Essa è là per donare la sua forza sino al logoramento.
L'anima sola conta e deve dominare tutto il resto. Breve o lunga, la vita vale soltanto se noi non avremo da vergognarcene nel momento in cui occorrerà renderla.
Noi i moderni spaesati, trascinati d'appartamento in appartamento nelle città dagli occhi vuoti, ci sentiamo strappare il cuore un pò di più, ogni volta che dobbiamo varcare una nuova soglia, illuminare i corridoi troppo bianchi, abituarci alle maniglie, a imposte, a porte che non reggono, a gas che arde troppo in fretta, ad autobus che passano come un ululato brutale da spezzare l'anima. Si sta zitti, ma non si dimentica nulla, e l'uomo immobile come la vecchia cassapanca e il grande orologio, guarda e vede..
La casa natale, dove si è cresciuti.
Casa di un tempo, con i tuoi poveri "certonnes" il tuo cattivo gusto, quel pomo della ringhiera delle scale, le foto di bambini in fila indiana, il pesante pianoforte, il focolare nero, la bagnarola di stagno in cui si entrava uno dopo l'altro, quei passi di cui si ode il suono vent'anni più tardi solo a ricordarsene, quei respiri che sentono alitare di nuovo davanti a sè, il viso di mamma che si rianima in lontananza e che poi è là, davanti agli occhi, quasi impenetrabile e tale da renderti improvvisamente tanto bambino da voler essere accarezzato di nuovo.
Il denaro, gli onori, i corpi sciupati, l'avidità nel carpire una felicità terrena che sfugge di mano e sempre si sottrae, hanno reso il gregge umano un'orda miserabile, che si avventa, si sbrana, per trovare liberazioni inesistenti. Calca, dove le risa suonano false, per ricordarci che non si tratta di branchi di animali ma di uomini. Questo scalpiccio di dannati ha colpito prima gli individui poi i popoli. Non si tratta più di un girotondo di isolati, morsi dalle passioni e dai vizi. Sono le collettività a venir aspirate dal vortice dei desideri impossibili: Desiderio di possedere, cioè di prendere, desiderio di essere il primo, cioè di colpire, desiderio di fondare la propria potenza sulla materia, cioè di soffocare ed eliminare lo spirituale, mediante sforzi tanto più inutili in quanto l'umano si scioglie nella stretta spirituale che sempre risorge, come un rimprovero, o come una maledizione.
L'abiezione ha superato le cerchie elevate delle "elites" per guadagnare le vaste cerchie delle masse, raggiunte anch'esse, questa volta, dalle onde propagate all'infinito dall'invidia, dall'ambizione, dagli pseudo-piaceri che sono soltanto caricature della gioia.
L'acqua limpida dei cuori si è intorbidita sino agli strati più profondi. Il fiume degli uomini trasporta un diffuso odore di fango, il disordine del secolo ha sconvolto tutto quel che un tempo era luce e voli a tuffo di rondini. Gli uomini e i popoli si guardano dall'alto in basso, l'occhio violento, le mani segnate da marchi infamanti e dai morsi che hanno lasciato prede ardenti e rapidamente invilite. Ogni giorno il mondo è più egoista e più brutale.
Il sole è calato. Nello spazio di mezz'ora sarà buio, gli uccelli lo annunciano, mentre cantano appassionatamente nei giardini. Dovunque vi sono rose, talmente empite di luce che stanno per morire. Il bosco intorno a qualche tetto di tegole, già dorme. E sempre gli uccelli ricominciano a lanciare i loro gridi acuti e le loro implorazioni, certo per i due innamorati seduti laggiù sognanti, con un cappello bianco immenso sulle ginocchia.
Chi vive ancora a parte questi uccelli, quel cane che abbaia in capo al mondo, e questi due cuori che battono nella quiete della sera, carica delle vibrazioni di giugno? Come credere all'odio? Gli uomini non hanno mai guardato le ultime rose spegnersi nel silenzio di una sera?
Morire vent'anni prima o vent'anni dopo poco importa, quel che importa è morir bene, soltanto allora inizia la vita.
Semplice soldato, io posso morire domani, l'umiltà della mia sorte nella vita del fronte mi prepara meglio a una tale conclusione, non essendo vissuto come un santo vorrei morire con l'anima più possibile "in ordine". Ho forse i giorni contati? Occorre quindi moltiplicare le occasioni per purificarsi. Un tempo avevo vagheggiato una lunga malattia per prepararmi alla morte, ma ciò sarebbe avvenuto in un'atmosfera di consunzione. Qui, invece, è nella potenza, nella pienezza della volontà che viene offerta la mia preparazione.
Mi rendo conto della mia possibilità, ritornerò forse vivo, più vivo di prima? In ogni modo, questa grande ritirata che la vita o la morte chiuderà, sarà una benedizione. Io ne godo liberamente, con pienezza, come un sole sostentatore magnifico. Perchè dovrei tremare sotto i suoi fuochi? L'eroismo sta nel rimanere in piedi, lottare, l'essere sempre vigili gioiosi e forti, nelle miserie senza nome e senza storia del fronte, in mezzo al fango, agli escrementi ed ai cadaveri, all'aria pesante di acqua e neve, ai campi sterminati ed incolori, all'assenza totale di gioia esteriore.
Guerra non significa solo combattimento, significa anche una lunga serie, a volte massacrante, a volte spossante, di rinunce silenziose, di sacrifici quotidiani privi di importanza. Dunque la virtù si forgia nel medesimo modo.
Le privazioni, l'attesa umile e sterile di fronte alla morte, il servizio durante il quale, lontano da ogni clamore, si gioca la vita in mezzo ai campi e boschi sconosciuti, l'inerzia al di fuori di questa gioia umana: Questa è la vera guerra, quella che fanno milioni di uomini che non conosceranno mai la gloria strepitosa e che, se non moriranno, torneranno nei loro paesi, col volto chiuso, le labbra serrate, perchè non verrebbe compreso di quanti strazi e di quante rinunzie si sia composto il loro oscuro eroismo.
Il fondo del cuore è un tale abisso di desideri, di rimpianti, di sconforti, che si preferisce non toccarlo. E' più semplice più gradevole attenersi all'apparenza delle cose, e senza pensar troppo, godere delle parole e dei contegni che tessono il paravento del dramma umano. Siamo noi, noi soldati, dietro quel paravento. Quali anime immagineranno il nostro cammino e avranno la forza di raggiungerci spiritualmente?
Ma la poesia è dovunque, davanti ai nostri fucili, migliaia di passeri saltellano fra le siepi, scotendo con garbo la loro rotonda pancetta, ascoltano a un metro di distanza i nostri complimenti coi quali cerchiamo di gingillarci con loro. Poi si annidano, a buffe frotte, in mezzo ai giunchi.
Vi sono anche i corvi che passano, come neri lampi, poco numerosi e muti: Di tanto in tanto ci lanciano il loro alto grido rauco, per ricordare che la morte ci attende al varco, severa come loro, vorace come loro, con l'ala oscura e tagliente.
Noi ci sforziamo di sorridere sempre, ai passeri che cantano, ai corvi solenni che passano.
Ma il cuore è il cuore e, dietro al sorriso delle labbra e degli occhi, possiede i suoi poveri, balordi, segreti di bestia sofferente. Da qualsiasi parte ci si sente spiati dalla morte, ogni passo ha un costo, passo pesante che occorre rendere leggero, malgrado la mitragliatrice che pesa, i piedi che vacillano, le zone fradicie di terreno in cui si sguazza, le grandi buche in cui si cade senza una parola.
Fa tanto freddo che i farmaci scoppiano, anche l'alcool è gelato nei flaconi dell'ambulanza. Poveri piedi, poveri orecchi, poveri nasi bianchi e mummificati nelle notti atroci, urlanti, fischianti.. Stamattina è giunto l'ordine di partire per un altro settore del fronte, andremo dove ci verrà detto di andare, sorridenti nella neve che, dal nostro risveglio, cade a grosse e lente falde. I nostri piedi saranno assiderati, le labbra screpolate, i corpi, piegati per sentire meno freddo, pesanti e goffi, ma il fuoco interiore continuerà a salire dando ai nostri occhi i bagliori del sole.
In fondo, tu sei tanto felice.
Tu sai che là risiede la sola felicità.
Canta!
Tuoni la tua voce nelle valli!
Rimpianti e lacrime? Ma è la parte più mediocre di te che ha sofferto: Quella che hai appena respinto!
Il più duro è superato, resisti!
Stringi i denti.
Fa tacere il cuore.
Pensa soltanto alla vetta!
Sali!
MANIFESTO POLARIS!
Alla conquista
della centralità, dell’indipendenza, della libertà, della civiltà, della conoscenza.
Noi abbiamo la presunzione di sapere concepire un mondo diverso. E non rinunciamo alla volontà di pensarlo e di renderlo attuale. Compiendo una
Rivoluzione Controsovversiva
Non è vero che rivoluzione e sovversione siano sinonimi come in molti credono.
La rivoluzione è uno scompaginamento dello stato presente delle cose al fine di crearne uno nuovo. Un rivoluzionarioguarda avanti, avanza, cerca di conquistare.
Sovversione è invece sinonimo di corrosione, di perversione, di attacco sottile dal basso e verso l’ancora più basso.
Esiste, pertanto, non solo un sovversivismo rivoluzionario ma anche una restaurazione sovversiva.
Sovversione è, oggi, anche la pratica di chi ci vuole persuadere che questo mondo, il mondo del Pensiero Unico Liberista e Post Moderno, il mondo delle banche, dei finanzieri e dell’Impero del Bene Assoluto imposto con la forza della moneta e delle armi sia il migliore possibile.
Una certa destra produsse in passato un anelito alla controrivoluzione, ovvero: una “rivoluzione al
contrario” che rivoluzione non è, bensì: restaurazione tentata con i metodi della rivoluzione.
Per Rivoluzione Controsovversiva s’intende, invece e correttamente ben altro: una mentalità rivoluzionaria che conosce, neutralizza e disinnesca la teoria e la pratica della sovversione facendo di veleno farmaco.
1. Il primo nemico sei tu
Con la tua adesione a tutti i clichets del pensiero debole e della critica cortese della politica sdrucciola
del linguaggio globale;
con il terrore di essere “messo ai margini”.
con il timore di sconcertare, mostrandoti sconcertato, rimanendo, così, per sempre, dentro al concerto delle convinzioniche credi tue: e non lo sono;
con il languorino che ti viene allo stomaco ogni volta che hai l’occasione di essere cooptato, accolto, riconosciuto dal
consesso del consenso
che tu
contribuisci ad eternare, anche se gli voti contro.
Tu sei il cedimento e la resa a te stesso.
Tu sei il complice dei tuoi assassini.
Tu sei l’assassino dell’Europa e del Terzo Mondo.
Tu sei la globalizzazione.
E più pretendi di metterti all’opposizione, ma sempre all’interno dello scacchiere che altri ti hanno apparecchiato, più
confermi l’inganno di cui sei vittima.
Perché l’inganno domina ovunque ma, prima che altrove, domina in te stesso.
Tu sei l’inganno.
2. Il secondo nemico è l’oligarchia
Con la complicità di chi non ha vinto il suo primo nemico: se stesso.
Fa e disfa a suo piacimento geografia e storia, economia e mercati;
provoca guerre;
si appropria degli uomini e delle risorse naturali;
gioca per conto suo, contro la salute e la vita degli altri.
Antiellenica per eccellenza, la controrivoluzione oligarchica sovrappone la sua morale all’ethos;
detta codici anziché stimolare la sovranità interiore;
lastrica del suo moralismo (che è vacuo) la via che porta individui e popoli all’incapacità di discernere, di scegliere e didarsi la propria legge morale.
Se recupera la forma (e solo la forma) di autori o esperienze dell’anticonformismo storico, letterario, politico, lo fasempre allo stesso titolo: appropriarsi degli opposti per svirilizzare, neutralizzare, depotenziare ogni scarto dalla sovrana“normalità” dei suoi interessi: per mai farsi mettere in discussione.
Se dà l’illusione di un “recupero dei valori”, lo fa in una logica che è al contempo controrivoluzionaria e sovversiva,doppia faccia della stessa sua logica dialettica: da cui vuole che nessuno esca.
3. Il terzo nemico è politico
È il primato globale dell’America;
è la volontà di dominio e di controllo delle lobbies che dirigono la politica della Casa Bianca e la usano come braccio armato per realizzare i loro affari: dal narcotraffico, al mercato degli schiavi al controllo militare delle aree di produzione energetica;
è la politica sottomessa alla logica del profitto a qualunque costo.
4. Evitiamo i falsi campi di battaglia
Lo spettacolo della politica è inadeguato
La dialettica è priva di sbocchi
All’interno della dialettica politica, nessuna opposizione può dare risultati apprezzabili se non sul piano del tatticismo.
Nessuna sovranità
L’esautorazione delle sovranità nazionali è ovunque in atto;
l’asservimento degli individui procede per persuasione ipnotica e per condizionamento al conformismo dialettico;
sovranità popolare e socialità sono attualmente destituite di ogni fondamento.
La guerra civile
È lo stato continuativo nel quale la società ipnotizzata crede di vivere. Il clima d’insicurezza è garanzia alla tenuta del sistema oligarchico. Il terrorismo diffuso ad opera di fantomatiche Spectre ha preso il posto degli opposti estremismi nell’assicurare discordia alla società e tranquillità all’oligarchia.
Schemi, entrambi, da gettare alle ortiche.
Recita istituzionale
Non esiste alcuna libertà politica reale. Nessun governo ha limiti di manovra che vadano al di là dalla distribuzione delle tasse e dall’amministrazione dell’ordine pubblico, tutto il resto essendo avocato da poteri forti impalpabili e autoritari.
Per contrastare e neutralizzare queste lobbies - sovra ed extra popolo - reazionarie e sovversive, da una posizione che
non si lasci ridurre nella loro logica dialettica, occorre creare autonomie forti ed élites qualificate di uomini autocentrati
su tre concetti fondamentali: Amore, Onore, Azione.
5. Padroni del proprio tempo e del proprio spazio.
Le leggi globali sono fatte dai fuorilegge, dai trafficanti di uomini e droghe, dagli sfruttatori dell’uomo, dagli avvelenatori della salute. Solo chi si mantiene libero e forte, signore delle sue rotte e padrone della sua isola, del suo bosco, del suo castello, mantiene il necessario potere contrattuale per non soccombere al predominio della Mafia o alla corruttela delle ambizioni.
6. Chi è signore di sé è libero
Vinci te stesso e sarai un uomo. Libero.
Partendo dal centro
Assumere la polarità di sé, per recuperare il senso di appartenenza ad un corpus comunitario, culturale, sociale, ad una memoria, ad una linea antropologica, storica e politica che procede ed è informata dall’alto, dal profondo, da sempre, sempre.
7. Non “passare al bosco” ma “portare il bosco ovunque in città”
Perché il bosco non è luogo nel quale rinchiudersi ma selva che il barbaro creatore porta con sé a difesa
dalla e a scompaginamento della civilizzazione che tutto abbrutisce. Perché Amore è anche questo: donare il bosco a tutti i prigionieri dell’asfalto.
Cosa sarebbe del sole se non avesse ogni giorno la felicità di sorgere e tramontare per qualcuno ?
8. Tre assi direttrici di una strategia
elitismo pragmatico: scelta fredda e contingente dell’azione concreta, anche spregiudicata, purché sia tattica e costruttiva, condotta impeccabilmente, guidata da uomini formati e selezionati che sono costante prova esistenziale di un principio, affermato sulla propria pelle, che non hanno il bisogno quotidiano di dare conto a terzi dei propri gesti perché, naturalmente, etologicamente, rispondono ad un qualificato modo di essere e di vivere. Un duro e periglioso privilegio riservato a pochi incursori.
assalto culturale: simbolico, morfologico, estetico versus tutti i cliché culturali in uso dal potere;
interventismo creativo: NON: “immaginazione al potere” MA: “tutta la forza dell’immaginazione non solo per smascherare il potere oligarchico reazionario e/o sovversivo” ma per acquisire spazi liberati, fornire esempi tangibili, smuovere le situazioni stagnanti, condizionare le incursioni dell’elitismo pragmatico, potenziare gli assalti culturali ed essere infine
fascio di forze rivoluzionario e controsovversivo
9. Per realizzare le autonomie
Secondo principi ontologici e l’esperienza storica della socializzazione, per autonomie intendiamo l’organizzazione di spazi co/operativi nella società, nel lavoro, nelle arti e in ogni ambito l’uomo si trovi a compiere l’opera della sua vita, facendone luoghi liberati dalle ingerenze reazionarie e/o sovversive.
10. Androcentrismo
Ri/concepire tutto sulla base dell’essenza immutabile, In una logica ellenica, romana, germanica ed europea di androcenterismo, nel riconoscimento e nell’instaurazione dell’ Auctoritas e nella rispondenza al Nomos che trasforma in volere il proprio dovere, unica fonte di libertà e di felicità.
11. Edificare l’élite del nuovo millennio
Nella prospettiva dell’evoluzione dello scenario geopolitico, culturale e sociologico, formare l’avanguardia rivoluzionaria e controsovversiva al fine di realizzare la sovranità popolare.
Agire, con criterio e tenacia e sfidare i tempi che vengono e i nuovi scenari per vincere
QUI ed ORA
12. Polaris è
un’accademia, un’officina, un cantiere, una palestra, che si orienta con la bussola.
Per indicare il Nord, per scrutare il cielo e per ordinare il cammino.
parole vive, parole da scolpirsi bene nel cuore..
meditate..
della centralità, dell’indipendenza, della libertà, della civiltà, della conoscenza.
Noi abbiamo la presunzione di sapere concepire un mondo diverso. E non rinunciamo alla volontà di pensarlo e di renderlo attuale. Compiendo una
Rivoluzione Controsovversiva
Non è vero che rivoluzione e sovversione siano sinonimi come in molti credono.
La rivoluzione è uno scompaginamento dello stato presente delle cose al fine di crearne uno nuovo. Un rivoluzionarioguarda avanti, avanza, cerca di conquistare.
Sovversione è invece sinonimo di corrosione, di perversione, di attacco sottile dal basso e verso l’ancora più basso.
Esiste, pertanto, non solo un sovversivismo rivoluzionario ma anche una restaurazione sovversiva.
Sovversione è, oggi, anche la pratica di chi ci vuole persuadere che questo mondo, il mondo del Pensiero Unico Liberista e Post Moderno, il mondo delle banche, dei finanzieri e dell’Impero del Bene Assoluto imposto con la forza della moneta e delle armi sia il migliore possibile.
Una certa destra produsse in passato un anelito alla controrivoluzione, ovvero: una “rivoluzione al
contrario” che rivoluzione non è, bensì: restaurazione tentata con i metodi della rivoluzione.
Per Rivoluzione Controsovversiva s’intende, invece e correttamente ben altro: una mentalità rivoluzionaria che conosce, neutralizza e disinnesca la teoria e la pratica della sovversione facendo di veleno farmaco.
1. Il primo nemico sei tu
Con la tua adesione a tutti i clichets del pensiero debole e della critica cortese della politica sdrucciola
del linguaggio globale;
con il terrore di essere “messo ai margini”.
con il timore di sconcertare, mostrandoti sconcertato, rimanendo, così, per sempre, dentro al concerto delle convinzioniche credi tue: e non lo sono;
con il languorino che ti viene allo stomaco ogni volta che hai l’occasione di essere cooptato, accolto, riconosciuto dal
consesso del consenso
che tu
contribuisci ad eternare, anche se gli voti contro.
Tu sei il cedimento e la resa a te stesso.
Tu sei il complice dei tuoi assassini.
Tu sei l’assassino dell’Europa e del Terzo Mondo.
Tu sei la globalizzazione.
E più pretendi di metterti all’opposizione, ma sempre all’interno dello scacchiere che altri ti hanno apparecchiato, più
confermi l’inganno di cui sei vittima.
Perché l’inganno domina ovunque ma, prima che altrove, domina in te stesso.
Tu sei l’inganno.
2. Il secondo nemico è l’oligarchia
Con la complicità di chi non ha vinto il suo primo nemico: se stesso.
Fa e disfa a suo piacimento geografia e storia, economia e mercati;
provoca guerre;
si appropria degli uomini e delle risorse naturali;
gioca per conto suo, contro la salute e la vita degli altri.
Antiellenica per eccellenza, la controrivoluzione oligarchica sovrappone la sua morale all’ethos;
detta codici anziché stimolare la sovranità interiore;
lastrica del suo moralismo (che è vacuo) la via che porta individui e popoli all’incapacità di discernere, di scegliere e didarsi la propria legge morale.
Se recupera la forma (e solo la forma) di autori o esperienze dell’anticonformismo storico, letterario, politico, lo fasempre allo stesso titolo: appropriarsi degli opposti per svirilizzare, neutralizzare, depotenziare ogni scarto dalla sovrana“normalità” dei suoi interessi: per mai farsi mettere in discussione.
Se dà l’illusione di un “recupero dei valori”, lo fa in una logica che è al contempo controrivoluzionaria e sovversiva,doppia faccia della stessa sua logica dialettica: da cui vuole che nessuno esca.
3. Il terzo nemico è politico
È il primato globale dell’America;
è la volontà di dominio e di controllo delle lobbies che dirigono la politica della Casa Bianca e la usano come braccio armato per realizzare i loro affari: dal narcotraffico, al mercato degli schiavi al controllo militare delle aree di produzione energetica;
è la politica sottomessa alla logica del profitto a qualunque costo.
4. Evitiamo i falsi campi di battaglia
Lo spettacolo della politica è inadeguato
La dialettica è priva di sbocchi
All’interno della dialettica politica, nessuna opposizione può dare risultati apprezzabili se non sul piano del tatticismo.
Nessuna sovranità
L’esautorazione delle sovranità nazionali è ovunque in atto;
l’asservimento degli individui procede per persuasione ipnotica e per condizionamento al conformismo dialettico;
sovranità popolare e socialità sono attualmente destituite di ogni fondamento.
La guerra civile
È lo stato continuativo nel quale la società ipnotizzata crede di vivere. Il clima d’insicurezza è garanzia alla tenuta del sistema oligarchico. Il terrorismo diffuso ad opera di fantomatiche Spectre ha preso il posto degli opposti estremismi nell’assicurare discordia alla società e tranquillità all’oligarchia.
Schemi, entrambi, da gettare alle ortiche.
Recita istituzionale
Non esiste alcuna libertà politica reale. Nessun governo ha limiti di manovra che vadano al di là dalla distribuzione delle tasse e dall’amministrazione dell’ordine pubblico, tutto il resto essendo avocato da poteri forti impalpabili e autoritari.
Per contrastare e neutralizzare queste lobbies - sovra ed extra popolo - reazionarie e sovversive, da una posizione che
non si lasci ridurre nella loro logica dialettica, occorre creare autonomie forti ed élites qualificate di uomini autocentrati
su tre concetti fondamentali: Amore, Onore, Azione.
5. Padroni del proprio tempo e del proprio spazio.
Le leggi globali sono fatte dai fuorilegge, dai trafficanti di uomini e droghe, dagli sfruttatori dell’uomo, dagli avvelenatori della salute. Solo chi si mantiene libero e forte, signore delle sue rotte e padrone della sua isola, del suo bosco, del suo castello, mantiene il necessario potere contrattuale per non soccombere al predominio della Mafia o alla corruttela delle ambizioni.
6. Chi è signore di sé è libero
Vinci te stesso e sarai un uomo. Libero.
Partendo dal centro
Assumere la polarità di sé, per recuperare il senso di appartenenza ad un corpus comunitario, culturale, sociale, ad una memoria, ad una linea antropologica, storica e politica che procede ed è informata dall’alto, dal profondo, da sempre, sempre.
7. Non “passare al bosco” ma “portare il bosco ovunque in città”
Perché il bosco non è luogo nel quale rinchiudersi ma selva che il barbaro creatore porta con sé a difesa
dalla e a scompaginamento della civilizzazione che tutto abbrutisce. Perché Amore è anche questo: donare il bosco a tutti i prigionieri dell’asfalto.
Cosa sarebbe del sole se non avesse ogni giorno la felicità di sorgere e tramontare per qualcuno ?
8. Tre assi direttrici di una strategia
elitismo pragmatico: scelta fredda e contingente dell’azione concreta, anche spregiudicata, purché sia tattica e costruttiva, condotta impeccabilmente, guidata da uomini formati e selezionati che sono costante prova esistenziale di un principio, affermato sulla propria pelle, che non hanno il bisogno quotidiano di dare conto a terzi dei propri gesti perché, naturalmente, etologicamente, rispondono ad un qualificato modo di essere e di vivere. Un duro e periglioso privilegio riservato a pochi incursori.
assalto culturale: simbolico, morfologico, estetico versus tutti i cliché culturali in uso dal potere;
interventismo creativo: NON: “immaginazione al potere” MA: “tutta la forza dell’immaginazione non solo per smascherare il potere oligarchico reazionario e/o sovversivo” ma per acquisire spazi liberati, fornire esempi tangibili, smuovere le situazioni stagnanti, condizionare le incursioni dell’elitismo pragmatico, potenziare gli assalti culturali ed essere infine
fascio di forze rivoluzionario e controsovversivo
9. Per realizzare le autonomie
Secondo principi ontologici e l’esperienza storica della socializzazione, per autonomie intendiamo l’organizzazione di spazi co/operativi nella società, nel lavoro, nelle arti e in ogni ambito l’uomo si trovi a compiere l’opera della sua vita, facendone luoghi liberati dalle ingerenze reazionarie e/o sovversive.
10. Androcentrismo
Ri/concepire tutto sulla base dell’essenza immutabile, In una logica ellenica, romana, germanica ed europea di androcenterismo, nel riconoscimento e nell’instaurazione dell’ Auctoritas e nella rispondenza al Nomos che trasforma in volere il proprio dovere, unica fonte di libertà e di felicità.
11. Edificare l’élite del nuovo millennio
Nella prospettiva dell’evoluzione dello scenario geopolitico, culturale e sociologico, formare l’avanguardia rivoluzionaria e controsovversiva al fine di realizzare la sovranità popolare.
Agire, con criterio e tenacia e sfidare i tempi che vengono e i nuovi scenari per vincere
QUI ed ORA
12. Polaris è
un’accademia, un’officina, un cantiere, una palestra, che si orienta con la bussola.
Per indicare il Nord, per scrutare il cielo e per ordinare il cammino.
parole vive, parole da scolpirsi bene nel cuore..
meditate..
CON USURA
Con
usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà staccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fe’ con usura
Duccio non si fe’ con usura
nè Piero della Francesca o Zuan Bellini
nè fu "La Calunnia" dipinta con usura.
L’Angelico non si fe’ con usura, nè Ambrogio de Praedis,
nessuna chiesa di pietra viva firmata :"Adamo me fecit".
Con usura non sorsero
Saint Trophine e Saint Hilaire,
usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte ed artigiano
tarla la tela nel telaio, nessuno
apprende l ’arte d’intessere oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane amante
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad
Eleusi han portato puttane
carogne crapulano
ospiti d’usura.
ezra pound
usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà staccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fe’ con usura
Duccio non si fe’ con usura
nè Piero della Francesca o Zuan Bellini
nè fu "La Calunnia" dipinta con usura.
L’Angelico non si fe’ con usura, nè Ambrogio de Praedis,
nessuna chiesa di pietra viva firmata :"Adamo me fecit".
Con usura non sorsero
Saint Trophine e Saint Hilaire,
usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte ed artigiano
tarla la tela nel telaio, nessuno
apprende l ’arte d’intessere oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane amante
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad
Eleusi han portato puttane
carogne crapulano
ospiti d’usura.
ezra pound
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